La Stampa: “Cancro al seno: la doppia mastectomia non può aumentare l’aspettativa di vita”

L’articolo esordisce con: “Angelina Jolie, la cantante Anastacia… tutti casi di persone note che si sono sottoposte alla duplice mastectomia, ossia l’asportazione totale del seno. E’ una misura preventiva, si dice. E nel caso di una donna con diagnosi di cancro al seno in una delle mammelle, si attua proprio per tentare di aumentare la speranza di vita. Ma è proprio così? Secondo un nuovo studio dell’Università del Minnesota, non proprio”

a) Angelina Jolie (e perché non citare Sharon Osbourne. Forse perché meno giovane e meno avvenente?)  è portatrice di una mutazione a carico del gene BRCA1 che determina un alto rischio di cancro della mammella e dell’ovaio.

Anastacia è stata operata per la seconda volta a 45 anni per cancro della mammella.

Si tratta entrambe di giovani donne che rientrano nella categoria di persone ad alto rischio, ben diverso, quindi, dal rischio di donne della popolazione generale senza altri fattori di rischio importanti, quali la familiarità o una storia personale di tumore multiplo.

Pertanto la mastectomia profilattica, almeno in Europa, è prevista tra le opzioni di profilassi solo per donne con alto rischio.

Inoltre la profilassi chirurgica è consigliata quasi esclusivamente per il cancro ovarico (le cui misure di sorveglianza possono non essere altrettanto efficaci quanto quelle previste per il cancro della mammella, come mammografia ed ecografia o, in donne ad alto rischio con meno di 40 anni, risonanza magnetica).

Quindi su quale situazione l’autore dell’articolo si vorrebbe concentrare?

Quella delle donne con rischio genetico o quello delle donne che hanno avuto un cancro al senso?

Perché, come potete leggere più sotto, l’editoriale citato propone argomentazioni mirate.

Gli errori:

  • confondere alto rischio (genetico, storia personale) con rischio della popolazione generale
  • mettere il dubbio che non sia una misura preventiva (quando, invece, riduce il rischio di cancro mammario del 90%)
  • scrivere che venga effettuata su donne con diagnosi di cancro IN UNA delle mammelle come se fosse una prassi di routine
  • cercando sul sito del National Cancer Institute le linee guida in merito, possiamo leggere che tale intervento chirurgico viene proposto solo in alcuni specifici casi e non genericamente a tutte le donne affette da cancro della mammella
  • tecnicismi: è più frequente l’uso dell’espressione “mastectomia bilaterale” inoltre sarebbe stato più corretto (e neanche del tutto) un titolo quale “può non aumentare” o “non aumenta in modo significativo”.

2) La risposta a dubbi che evidentemente non ci si è nemmeno posti la si trova paradossalmente nella frase successiva:

“I ricercatori del Dipartimento di Oncologia della UM ritengono che l’asportazione della mammella sana non ha un impatto positivo sulla sopravvivenza della donna.
Il dottor Todd M. Tuttle e colleghi sono giunti a questa conclusione dopo che hanno condotto una ricerca analitica tra le donne che non presentavano una mutazione del gene BRCA.

3)”L’analisi metodica delle informazioni e dei dati, valutati anche in base all’età e altri fattori, ha permesso infine ai ricercatori di stimare che le donne che si sottopongono alla CPM possono “guadagnare” al massimo 6 mesi di vita: un dato che dovrebbe far ripensare a quanto convenga davvero asportare la mammella sana, con tutti gli effetti collaterali che questo comporta – non solo a livello fisico ma anche psicologico”

Lo studio del dott. Todd M. Tuttle è molto importante proprio nell’ottica di una migliore definizione dei criteri di accesso alla mastectomia preventiva, in particolare per donne senza mutazioni nei geni BRCA.

Il problema è che la premessa dell’articolo, mettendo in unico calderone situazioni completamente differenti, e prendendo a esempio e punti di partenza Angelina Jolie e Anastacia, lascia come messaggio che la mastectomia bilaterale non serva a nulla (ove nulla corrisponde a 6 mesi di vita) in alcuna situazione.

4) Eppure proprio il dott. Todd M. Tuttle ha sostenuto con fervore e pubblicamente la scelta di Angelina Jolie, ponendo l’attenzione su situazioni di volta in volta differenti (e potete giudicare voi stessi che, pur non essendo tecnici, il suo discorso, pur articolato, è comprensibile a tutti e sarebbe stato sufficiente tradurlo):

http://www.ascopost.com/issues/june-25,-2013/angelina-jolies-disclosure-of-prophylactic-bilateral-mastectomy-a-positive-example-for-women-with-brca-mutations.aspx

5) La conclusione veicolata al lettore è che la mastectomia bilaterale sia sempre inutile, quando il concetto esposto nell’editoriale del dott. Todd M. Tuttle è che sia scarsamente utile nelle donne non portatrici di mutazioni nei geni BRCA.

Da una parte donne con rischio di cancro mammario e ovarico su base genetica, dall’altra donne che hanno una storia personale di cancro mammario.

Due categorie non sovrapponibili.

La serietà dell’esperto consiglia un approccio ragionato alla profilassi chirurgica, il divulgatore parte da un caso popolare lasciando come sottinteso che la scelta, ragionata e non giudicabile, di Angelina Jolie sia stata uno sbaglio.

Dalla divulgazione alla disinformazione che mette in atto, si spera involontariamente, uno sprezzo che suona sarcastico.